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Lucio Anneo SENECA

Vangelo di Giovanni - Segreto o Apocrifo

Vangelo di GIOVANNI - segreto -

IL LIBRO SEGRETO DI GIOVANNI

Pubblicato il 03/06/2014di giuseppemerlino

Il libro segreto di Giovanni è più conosciuto come “Apocrifo di Giovanni”, ma il significato originario della parola “apocrifo” è proprio “segreto” e, solo in epoca più tarda, ha assunto il significato di “non autentico”, in quanto non riconosciuto dalla Chiesa Cattolica.
Come tanti altri Vangeli, questo testo era andato perduto, finche non è stato trovato nel 1945 in quella vera e propria miniera di scritti e documenti che si è rivelata una giara di terracotta ritrovata per caso a Nag Hammadi in Egitto nel 1945.
Si conosceva già l’esistenza di questo Vangelo in quanto Ireneo, Padre della Chiesa, lo utilizzò nella sua opera “Adversus haereses”, citandolo, per esporre le tesi gnostiche in esso contenute e confutarle.
Dato che Ireneo è vissuto nel secondo secolo dopo Cristo, si presume che l’Apocrifo di Giovanni debba essere piuttosto antico, probabilmente contemporaneo al Vangelo di Giovanni (canonico), per cui alcuni studiosi ritengono che possa essere il seguito di questo Vangelo, riservato ad una ristretta cerchia di fedeli.
Il testo è piuttosto lungo, per cui ci soffermeremo solo sui suoi aspetti essenziali, per cui si tenga presente che questo che presentiamo non è assolutamente un riassunto completo.
Ricordiamo che un testo gnostico è sempre dato in forma di mito e che bisogna coglierne l’aspetto metafisico reale, altrimenti si può avere la sensazione di trovarsi di fronte ad una favola.
Esso si apre col turbamento di Giovanni causato dalle parole di un fariseo di nome Arimanios che asseriva che il Cristo era un impostore.
Dopo questo episodio, l’apostolo ha una visione nella quale gli apparve il Cristo risorto che gli impartisce nuovi insegnamenti segreti per rafforzare la sua fede.
“Io sono con voi sempre. Io sono il Padre, la Madre ed il Figlio”.
Segue un insegnamento teologico che vale la pena riassumere:
L’unico principio è l’Uno. Non è Dio o un Dio: esso è al di sopra di tutto. Contiene tutto ciò che esiste, è senza confini e nulla esiste al di fuori di Lui.
Nel momento che l’Uno si conosce (ciò avviene al di fuori del tempo), pur restando Uno, diventa Padre e si innamora della propria immagine che sorge dinanzi a lui: nasce il suo primo pensiero, la Prima Potenza Iniziale, Barbelo, Madre Divina che ha però in sé caratteristiche androgine (Madre-Padre).
Dobbiamo chiarire che i termini “maschile” e “femminile” hanno qui una valenza spirituale e, ovviamente, non indicano una differenziazione sessuale.
E’ errato ritenere Barbelo di natura esclusivamente femminile, come fanno alcuni, anche se nei testi gnostici, quando se ne parla, si usano aggettivi e pronomi femminili: questo aspetto femminile si manifesta quando si considera Barbelo come primo pensiero del Padre.
In realtà, come leggiamo nell’apocrifo di Giovanni, Barbelo è Padre-Madre, in quanto da lei poi si genera, come vedremo, tutto il Mondo Divino.
Barbelo è l’unica che raccoglie la Luce del Padre che solo a Lei è rivolta, primo Eone che nasce nei Regni Superiori.
A questo punto, per descrivere la generazione del Cristo, prima del tempo, conviene ricorrere allo scritto originale:
“Il Padre guardò Barbelo. Barbelo concepì e partorì una scintilla di luce che aveva una beatitudine simile, ma non uguale alla sua beatitudine, unico Figlio di quel Padre-Madre, unico frutto, unico Figlio generato dalla Luce Pura del Padre”.
Il testo prosegue con una lunga descrizione della generazione degli Eoni sottostanti, splendide entità divine tipiche di quasi tutti i sistemi gnostici, il cui insieme costituisce il Pleroma.
Il culmine del processo evolutivo sarà la generazione di Adamas (Adamo), l’uomo perfetto dotato dell’ “invincibile potere della Mente”.
Ed ecco che, in accordo con tutti i grandi sistemi gnostici, avviene il terribile Errore che causerà la nascita del mondo materiale, Regno del Male.
Lo descriviamo parafrasando il testo originale:
l’Eone Sophia (la Sapienza) cominciò a pensare a se stessa utilizzando il Pensiero e la Preconoscenza dell’Invisibile Spirito (suo Eone compagno controparte maschile).
Lei aveva intenzione di produrre una immagine di se stessa senza l’assistenza della sua controparte maschile, che non approvava.
Ma Lei aveva una Potenza Invincibile e qualcosa produsse, qualcosa di imperfetto e deforme, un Drago con la testa di un leone e con gli occhi che emettevano fulmini scintillanti.
Sophia gettò questo aborto fuori dal Regno degli Esseri Immortali, in modo da non vederlo più.
Quest’essere prese il nome di Yaldabaoth, assunse un grande potere e creò un Regno per se stesso che esiste tuttora: il mondo materiale.
Creò sette sovrani, esseri terribili e mostruosi, reggitori di questo mondo (gli Arconti) e condivise con loro parte del suo fuoco. Questi sono i loro nomi segreti: Athot, Elaios, Astaphaios, Yao, Sabaoth, Adonin e Sabbataios. 
Yaldabaoth disse “Io sono Dio e non c’è altro Dio fuori di me”, perchè effettivamente ignorava la sua origine ed il mondo divino al di sopra di lui.
Nel frattempo Sophia, precipitata in basso, era angosciata, disperata e pentita del suo peccato. Aveva compreso che suo figlio era un aborto di tenebra, venuto in essere in maniera imperfetta non essendosi Lei congiunta al suo compagno.
Tutti i regni divini sentirono la sua preghiera di pentimento e spinsero il suo Eone controparte ad adarle incontro.
Ella venne di nuovo elevata, ma non nella sua posizione originaria, ma rimase nella nona sfera.
A questo punto Yaldabaoth udì una voce provenire dal più alto dei Regni: “Non mentire Yaldabaoh, l’Uomo ed il Figlio dell’Uomo esistono al di sopra di te”.
Tutto il Regno creato da Lui tremò fin nelle fondamenta. Allora Yaldabaoh disse ai suoi Arconti:
“Facciamo l’Uomo a nostra immagine e somiglianza”.
Ogni arconte mise in questa creatura un potere psichico particolare e Yaldabaoth disse: “Lo chiameremo Adamo, così questo nome ci darà il potere della Luce”.
Segue una descrizione dettagliata della creazione delle singole parti del corpo di Adamo da parte degli Arconti.
Terminata la creazione, questa creatura rimaneva inanimata e non si muoveva.
Ma Sophia, all’insaputa degli Arconti, fece scendere in loro un nuovo un nuovo potere ed essi dissero al loro Capo: “Soffia il tuo Spirito sull’Uomo ed egli si solleverà”.
Egli così fece e l’Uomo si animò, ma non sapeva che aveva soffiato lo spirito divino di sua Madre, ma vide che ora l’Uomo era superiore ai suoi creatori ed anche a Lui loro Capo Sovrano.
Per questo motivo i creatori gettarono l’uomo nel più profondo degli abissi del mondo materiale.
La Madre-Padre ebbe compassione di Adamo. Fece scendere in lui la Luce che i creatori non potevano vedere ma che avrebbe permesso a lui di ripristinare la sua vera condizione.
Segue un racconto molto simile a quello della Genesi, relativo al Giardino dell’Eden, all’albero della vita ed all’albero della Conoscenza del Bene e del male. Di quest’ultimo Yaldabaoth proibì ad Adamo di mangiare il frutto.
Sotto una luce diversa dal Vecchio Testamento è invece la nascita della donna: il Capo Arconte rimosse da Adamo una parte del suo potere e creò la donna, modellata dalla Luce che Egli aveva intravisto.
Alla vista della donna, Adamo recupera la sua consapevolezza e cade il velo che gli annebbiava la mente.
Intanto Sophia discese ed apparve sull’albero della Conoscenza come un’aquila appollaiata.
Sempre più adirato, Yaldabaoth scagliò i due fuori del Giardino dell’Eden e li ricoprì di una profonda tenebra.
Poi, resosi conto che Eva portava in se la Luce dei mondi superiori, la violentò e generò due figli: Elohim e Yahweh.
Da allora il Primo Arconte introdusse il desiderio sessuale ed il rapporto carnale per moltiplicare i suoi servi e fece bere loro l’acqua dell’oblio in modo che non sapessero mai quale fosse la loro vera origine.
Ma intanto Adamo riuscì a generare, con l’immagine che ancora conosceva, un figlio plasmato sui Regni Superiori, il grande Seth, simile al Figlio dell’Uomo.
Tra i discendenti di Seth vi saranno coloro che avranno la capacità di riconoscere la luce in se stessi e di liberarsi dal dominio degli Arconti.
Segue un racconto del diluvio universale, simile a quello della Genesi, nel quale Yaldabaoth, pentito della sua creazione tenta di distruggere il genere umano.