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Lucio Anneo SENECA

Religione MESOPOTAMICA

La religione mesopotamica

babilon

 
Le credenze religiose
Quella dei popoli della Mesopotamia è una religione politeista naturalistica ( o naturale), con a capo una triade celeste (Anu – dio del cielo, sorvegliante degli dèi e degli uomini, Enlil – dio dell’aria e del vento, Ea – dio delle acque) e una triade astrale (Shamash o Utu – dio del sole e della giustizia, Sin – dio della luna e della saggezza, Ishtar (o Inin) – dea della bellezza, dell’amore, della fertilità  e della guerra). Marduk, divinità nazionale legato alla città di Babilonia; Nergal dio dell’oltretomba e Inanna dea della terra.
Molto diffuso, per motivi religiosi, lo studio dell’astronomia e dell’astrologia. Il cielo e gli astri erano ritenuti la dimora degli  dei, quindi la l’ osservazione e lo studio dei loro movimenti permetteva di conoscere meglio il destino degli uomini che si pensava legato alla volontà degli dei. Secondo i mesopotamici gli astri influenzavano, in modo positivo o negativo, la vita degli uomini. Per questo motivo l’astrologia era anche una delle tecniche più importanti di divinazione.
Infatti, secondo gli antichi, la stessa Terra era vista come un disco piatto al centro di una sfera rappresentata dal cielo: la Mesopotamia era al centro della Terra, circondata dalle acque dell’oceano. L’aldilà, il mondo degli inferi, si trovava proprio sotto l’oceano.
Ogni città mesopotamica ha la sua divinità protettrice che, a sua volta, impone sui territori conquistati seguendone i momenti di ascesa e di declino. Questo è uno dei motivi, come già sottolineato nei post precedenti, che giustificano l’elevato numero di divinità  presenti nelle religioni mesopotamiche (circa 700).
 
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Divinazióne = Arte o pretesa arte d’indovinare il futuro da segni e simboli esterni (posizione degli astri, volo degli uccelli, forma delle viscere delle vittime sacrificate, ecc.) o da manifestazioni divine (oracoli, sogni, presagi, ecc.). Più genericamente, intuizione o presentimento del futuro.
 
I luoghi sacri e di culto
  • I  templi .In ogni città sorgeva il tempio del dio protettore. Questi templi erano posti in alto sia per evitare i danni causati dalle inondazioni, sia perché si riteneva di essere più vicini alle divinità. Accanto ai templi c’erano le torri delle ziggurat sulla cui sommità c’era la cella sacra.
 
  • Il culto. Nella cella principale della ziggurat, veniva posta la statua della divinità, vestita e nutrita come se fosse un essere umano. Tutti i beni del popolo della città appartenevano al dio protettore. Il sacerdote (dal latina sacer, che significa sacro, considerato mediatore tra gli uomini e il mondo divino) amministrava tutto. Il sacerdote principale ero lo stesso re. Nella stessa cella sacra avvenivano i riti più importanti come i riti di espiazione.   e dove il re sacerdote offriva i sacrifici a nome del popolo.
Espiazione- il verbo espiare significa riparare ad una colpa scontandone la pena o offrendo un tributo. Questo vocabolo, infatti, deriva dal latino expiatio e dal verbo expio, che può significare anche: purificare un oggetto, un luogo o una persona dopo un sacrilegio o un delitto, placare e rendere propizia una divinità, togliere una maledizione. Nella sua accezione religiosa l’espiazione comporta usualmente un rito o un sacrificio compiuto per placare la divinità e renderla nuovamente
propizia quando la si ritiene offesa.
 
 
 
 
 
 
  • Le statue degli dèi non erano unicamente considerate come rappresentazioni delle divinità, ma si riteneva che le divinità stesse “prendessero possesso” dei materiali scolpiti dagli artigiani. Per questo motivo di fronte ad esse si stipulavano patti e alleanze politiche. Le statue delle divinità, dunque, hanno un aspetto antropomorfo e sono la rappresentazione delle forze della natura: cielo, terra, aria, acqua. Il dio Marduk è la divinità protettrice di Babilonia e della famiglia Hammurabi, uno dei più grandi re della città. Durante la dominazione assira si impone il culto del dio Assur, divinità protettrice degli assiri. Oltre agli dèi i popoli mesopotamici credono all’esistenza dei demoni, esseri dalle sembianze mostruose e nemici dell’umanità.
 
Ricordiamo ora le principali triadi di divinità che venivano rappresentate  con statue e dipinti in Mesopotamia le principali divinità erano suddivise in triadi:
Anu: Dio del cielo e suprema figura sia per gli uomini che per tutti gli altri dei.
Enlil: Dio dell’aria, era colui che guidava il destino degli uomini.
 
Ea: Signore delle acque e degli abissi.Una seconda triade era formata da:
Sin: il dio della luna; rappresentato come un vecchio dalla barba azzurra che ripercorreva il cielo con la sua barca mutante, e veniva spesso interpellato per scacciare via gli spiriti del male.
Samas: il dio del sole, non importante come il padre Sin, tuttavia si attestano diversi culti in suo onore. Egli rappresentava inoltre la giustizia e l’onestà.
Istar: la dea del pianeta Venere. Rappresentava il modello di tutte le divinità femminili adorate in passato in Mesopotamia. Considerata figlia di Sin, in molte città era venerata come signora della guerra.
Due delle divinità molto seguite erano senz’altro: Marduk, inizialmente dio dell’agricoltura, che divenne in seguito creatore e signore del mondo. La sua immagine era di un uomo barbuto con una tiara ornata di corna, simbolo dell’animale mesopotamico sacro, e cioè il toro; ed Assur, dio degli Assiri che prese il posto di Marduk conclusosi il dominio babilonese. Era il dio della guerra e sposo di Istar.
 
 
Le principali festività
 
Come per tutti i popoli antichi, le feste erano legate al ciclo della natura e quindi delle stagioni. La più importante era quella dell’anno nuovo o akitu, celebrata in primavera. Il nome akitu viene dalla parola sumera che significa “orzo”, e originariamente determinava due feste che celebravano l’inizio di ciascuna delle due metà dell’ anno in cui era suddiviso il calendario sumero , indicanti la semina dell’orzo in autunno e il taglio dell’orzo in primavera. Nella religione babilonese la festa divenne poi la celebrazione della vittoria di Marduk sulla dea Tiamat .

La festa babilonese iniziava tradizionalmente il 21 Adar (mese corrispondente a Febbraio/Marzo) e terminava il 1 Nisannu (mese corrispondente al nostro Aprile/Maggio).
Questa festa durava dodici giorni e aveva lo scopo di purificare il popolo e il regno dai peccati commessi durante l’anno, tramite la richiesta del perdono da parte del sovrano verso il dio Marduk. Questa festività aveva anche la finalità di assicurare fertilità e prosperità tramite il matrimonio rituale del re, (impersonante Marduk) e la somma sacerdotessa, (impersonante la dea Ishtar).
In questi dodici giorni avevano luogo anche lunghe rappresentazioni teatrali raffiguranti la lotta e la vittoria di Marduk contro le forze del male e lunghe processioni con la statua del dio.

I testi sacri
 
La letteratura sacra mesopotamica è assai vasta. Comprende inni, preghiere, salmi penitenziali, formule magiche, opere sull’arte della divinazione , massime di sapienza, leggende ed epopee mitologiche.
 
Epopèa – Narrazione poetica di gesta eroiche; poema epico, o ciclo di poemi, che raccoglie in unità organica racconti leggendari per lo più elaborati dalla tradizione.
Mito – è una narrazione leggendaria investita di sacralità relativa alle origini del mondo o alle modalità con cui il mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente in un certo contesto socio culturale o in un popolo specifico. Di solito i suoi protagonisti sono dei o eroi che dalle loro gesta deriverebbero le origini del mondo in un contesto sacrale.
Spesso le vicende narrate nel mito hanno luogo in un’epoca che precede la storia scritta. Nel dire che il mito è una narrazione sacra s’intende che esso veniva considerato verità di fede e che gli veniva attribuito un significato religioso o spirituale.
L’epopea mesopotamica più famosa è quella di Ghilgamesh .

 

Re e sacerdoti
 
Come già affermato, in un post precedente, il re era anche sommo sacerdote. Con il passare del tempo, essendo l’attività del sovrano assorbita dai compiti di governo e militari, si giunse ad una suddivisione dei poteri a cominciare dal re Hammurabi (1792-1750 a.C.). Al Re spettava il potere temporale (amministrazione delle cose terrene: leggi, ordine pubblico governo organizzazione dell’esercito ecc..), mentre al sacerdote il potere spirituale (cura dell’ambito religioso: preghiere a nome del popolo, sacrifici, riti sacri).
I sacerdoti erano suddivisi in gradi gerarchici (dal sommo sacerdote, fino al semplice inserviente o aiutante del culto), questo compito era tramandato di padre in figli a condizione, però, che la persona fosse priva di difetti fisici e conoscesse la scrittura.
I più importanti erano gli indovini (baru) che praticavano la divinazione e la magia. Le pratiche magiche erano esercitate dagli indovini attraverso formule edesorcismi, pensando così di dominare gli spiriti malvagi e interpretare la volontà divina. Frutto di queste attività fu la formulazione di oroscopi. L’arte divinatoria si basava sulle primitive conoscenze astronomiche e matematiche. Lo studio del cielo e dei corpi celesti, pur partendo da esigenze molto concrete, quale ad esempio quella di orientarsi nello spazio e nel tempo assunse anche finalità magiche e religiose (astrologia).

È chiaro che in questo periodo non esiste un pensiero scientifico né la suddivisione delle scienze; un unico pensiero, quindi, comprende religione, astronomia, magia e matematica. In ogni caso, da queste osservazioni, è certo che i sacerdoti mesopotamici hanno ricavato conoscenze astronomiche esatte: la divisione dell’anno in 12 mesi, il cui insieme forma 365 giorni, la divisione del giorno in ore, minuti e secondi, la definizione dello zodiaco.

Per quanto riguarda la matematica essi applicarono il valore posizionale delle cifre e le equazioni alla risoluzione di problemi algebrici. Per eliminare le malattie, la cui origine era attribuita alle opere  degli spiriti maligni, i sacerdoti-stregoni utilizzarono elementi naturali: acqua, fuoco, erbe medicinali che saranno, in seguito, usate dalla medicina di tutti i tempi.
 
La vita dopo la morte
 
Le credenze sulla vita dopo la morte sono arrivate a noi attraverso le epopee mitologiche. Da questi racconti emerge una singolare idea del rapporto con l’aldilà. In pratica i mesopotamici credevano che l’Oltretomba fosse un oscuro regno dei morti, al quale si era destinati nel caso di condotta malvagia. Questo regno era strutturato gerarchicamente come una città, con palazzi per i nobili e case per i più umili, in cui i defunti proseguivano la loro esistenza mangiando, ascoltando musica e chiacchierando con i vicini. Tuttavia se i defunti non erano ben riveriti dai loro parenti vivi, potevano trovarsi male nell’Oltretomba, vivendo una esistenza ancora più disagevole. Per questo motivo i cadaveri venivano seppelliti con accanto diversi oggetti. E se questo non avveniva,il defunto aveva il diritto di perseguitare i parenti con malattie e disgrazie. Per questo motivo i mesopotamici consideravano di grande importanza l’avere: una terra propria, dove essere sepolti dopo la morte,e una numerosa discendenza che potesse li potesse onorare nel tempo.
 
Fonte:  http://percorsoirc.blogspot.it/2014_08_01_archive.html
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