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Lucio Anneo SENECA

Atlante - dal Timeo di Platone

ATLANTIDE: ANALISI E CONSIDERAZIONI SUL TESTO DEL TIMEO DI PLATONE

Platone è stato uno dei più grandi filosofi (se non il più grande) della storia dell’umanità, quindi persona estremamente attendibile.
Nel Timeo, uno dei suoi famosi “Dialoghi”, è presente un breve passo dedicato al mitico continente scomparso di Atlantide, brano che riporteremo fedelmente per intero, interrompendolo di tanto in tanto per fare qualche commento.
Nel Timeo, Crizia, detto “il giovane”, racconta ai presenti che suo nonno, anche lui di nome Crizia, quindi detto “il vecchio”, gli aveva raccontato una storia che riguardava avvenimenti del lontano passato che in tutta la Grecia nessuno conosceva.
Crizia il vecchio aveva ascoltato la storia dal padre Drapide, che a sua volta l’aveva ascoltata da Solone, il famoso legislatore ateniese (uno dei “sette savi”), vissuto intorno al 600 avanti Cristo.
Solone, dopo aver svolto la sua famosa azione riformatrice e legislativa in Atene, si ritirò dall’attività pubblica e dedicò gli ultimi 10 anni della sua vita a viaggiare per soddisfare la sua curiosità di conoscenza.
Egli soggiornò per lungo tempo in Egitto, fermandosi nella città portuale di Canopo, dove ebbe lunghi incontri con sacerdoti egizi provenienti da Eliopolis e Sais.
La casta sacerdotale dell’antico Egitto aveva fama di custodire, tramandandoli di generazione in generazione, antichissimi segreti e fu proprio un anziano sacerdote di Sais a riferire a Solone la storia di Atlantide.
Abbiamo detto prima che il racconto riguarda avvenimenti del lontano passato che in Grecia nessuno conosceva.
Il motivo di questa “dimenticanza” è spiegato proprio nello stesso Timeo, prima del passo su Atlantide, quando si parla del mito di Fetonte, sul quale dobbiamo necessariamente dire due parole.
Brevemente questo mito racconta che Fetonte, mentre guidava il carro del Sole, ne perse il controllo e prima salì troppo in alto, poi scese troppo in basso, causando devastazioni enormi.
I sacerdoti egizi dissero a Solone che questo mito era in realtà la descrizione di un fenomeno astronomico. Leggiamo nel Timeo:
“Perché quello che anche presso di voi si racconta, che una volta Fetonte, figlio del Sole, avendo aggiogato il carro del padre, per non essere capace di condurlo per la via del padre, bruciò tutto sulla terra ed egli stesso perì fulminato, questo ha l’apparenza d’una favola, ma la verità è la deviazione dei corpi, che si muovono intorno alla terra e nel cielo, e la distruzione per molto fuoco e a lunghi intervalli di tempo di tutto quello che è sulla terra”.
Noi attualmente interpretiamo questo passo come la caduta di un asteroide, se non addirittura di una cometa.
Poi il sacerdote spiega bene i motivi della “dimenticanza” dei Greci:
“Fra voi e fra gli altri popoli, non appena organizzate un poco le cose di volta in volte con la scrittura e con quanto occorre alle città, ecco che di nuovo, ad intervalli regolari, come una malattia, si abbatte su di voi un diluvio dal cielo, e lascia sopravvivere solo quelli di voi che sono analfabeti e incolti, sicché ogni volta ritornate da capo giovani, per così dire, senza sapere nulla di quanto avvenne anticamente né qui né fra voi”.
In questo passo è chiarissimo il riferimento al “Diluvio Universale”, il cui ricordo è presente praticamente in tutte le tradizioni più antiche dell’umanità.
In più qui leggiamo che questo diluvio universale sarebbe un fenomeno ricorrente e che l’Egitto ne sarebbe indenne:
“Qui (in Egitto), invece, né allora né mai l’acqua scende dall’alto verso le pianure, ma al contrario di solito scaturisce dal profondo della terra (alluvioni del Nilo). Perciò anche per questi motivi si sono conservate le nostre tradizioni antichissime. E quanto accade fra voi o qui o altrove, di cui noi abbiamo avuto notizia, fin dai tempi antichi si trova tutto registrato e conservato qui nei templi”.
Si noti che il Diluvio potrebbe anche essere una conseguenza della caduta dell’asteroide (mito di Fetonte): le simulazioni al computer di un avvenimento simile ci dicono che il primo effetto è un notevole innalzamento del livello del mare accompagnato da terribili tsunami su tutto il pianeta con conseguente sommersione di vaste aree di terre emerse del pianeta. Inoltre questo sconvolgimento è accompagnato da violente scosse di terremoto. Successivamente, l’evaporazione di enormi quantità di acqua causata sia dall’impatto dell’asteroide, sia dall’enorme calore sviluppato, si tradurrebbe in piogge ininterrotte di grande intensità e di di lunga durata nel tempo: il Diluvio Universale, appunto.
Fatte queste debite premesse, veniamo al passo del Timeo che parla di Atlantide:

“Solone, voi Greci siete come dei bambini, un vecchio fra i Greci non esiste! Siete tutti spiritualmente giovani, perché nelle vostre menti non avete nessuna antica opinione formatasi per lunga tradizione e nessuna conoscenza incanutita dal tempo. E il motivo è questo: avvennero e avverranno ancora per l’umanità molte distruzioni in molti modi, le più grandi con il fuoco e l’acqua, e altre minori per infinite altre cause”.

Praticamente il commento a queste righe iniziali lo abbiamo già fatto nella premessa.

“Molte dunque e grandi sono le imprese registrate qui che di voi si ammirano; ma ce n’è una che le supera tutte per importanza e valore. Dicono infatti i nostri testi che la vostra città arrestò un enorme esercito, che con prepotenza stava avanzando contro tutta l’Europa e l’Asia insieme, proveniente da fuori, dal mare Atlantico: allora infatti quel mare era navigabile, perché c’era un’isola di fronte allo stretto chiamato (come dite voi) Colonne d’Eracle. Quell’isola era più ampia della Libia e dell’Asia messe insieme; e da essa i naviganti di quel tempo potevano passare sulle altre isole, e da esse su tutto il continente opposto intorno a quello che allora era un vero e proprio mare. Infatti, tutto quanto si trova al di qua dell’imboccatura di cui stiamo parlando, sembra un porto con una foce stretta; ma di là c’è veramente il mare, e la terra-ferma che lo circonda si potrebbe perfettamente considerare un continente”.

La prima considerazione da farsi è che qui si dice chiaramente che Atlantide si trovava oltre le Colonne di Ercole (Stretto di Gibilterra) e ciò, a mio giudizio, esclude categoricamente tutte le teorie che vorrebbero Atlantide nel Mediterraneo, ora in Sardegna, ora a Santorini, ora a Creta etc,,,, e quelle che la vorrebbero nel Mar Nero.
Inoltre qui si afferma l’esistenza di una civiltà antidiluviana in Grecia, il cui esercito si sarebbe opposto all’avanzata dell’esercito di Atlantide.
Poi si dice che Atlantide era “più ampia della Libia e dell’Asia messe insieme”, il che ci dice che o era un enorme continente in mezzo all’oceano Atlantico o era il continente americano stesso.
Il testo ci mostra anche una notevole conoscenza geografica, sorprendente per l’epoca:
“Infatti, tutto quanto si trova al di qua dell’imboccatura di cui stiamo parlando, sembra un porto con una foce stretta (Mar Mediterraneo); ma di là c’è veramente il mare (Oceano Atlantico)”.
Infine il testo mostra la conoscenza di isole nell’Oceano Atlantico che dovrebbero essere le Azorre, le Canarie e Madera.

Proseguiamo col racconto del sacerdote di Sais:

“In quest’isola di Atlantide si era formata una grande e straordinaria monarchia, che dominava tutta l’isola e anche molte altre isole e regioni del continente; inoltre governava, da questa parte dello stretto, la Libia fino all’Egitto, e l’Europa fino alla Tirrenia”.

Da queste poche righe si evince che l’impero di Atlantide si estendeva anche in Nordafrica e, probabilmente, anche in Portogallo, Spagna, Francia meridionale ed Italia Tirrenica.
Per inciso notiamo che alcune teorie ritengono gli Etruschi della Tirrenia (Toscana e Lazio settentrionale) discendenti diretti degli atlantidei sopravvissuti.
Non è improbabile che gli Etruschi fondarono Roma ( tre dei primi sette Re di Roma erano sicuramente Etruschi), per cui l’Impero Romano potrebbe considerarsi diretto discendente di quello Atlantideo.

Continuiamo:

“Questa potenza dunque, concentrate tutte le sue forze, si accinse un tempo ad asservire d’un sol colpo la vostra e la nostra terra e tutta la regione al di qua dello stretto. Proprio in quel tempo, Solone, la potenza della vostra città divenne famosa fra tutti gli uomini per valore e forza. Sopravanzando infatti tutti quanti nella generosità e nelle arti belliche, prima a capo dei Greci, poi inevitabilmente da sola, perché gli altri si erano ritirati, pur essendo giunta all’estremo pericolo riuscì a sconfiggere gli invasori e a trionfare su di loro, e impedì che fossero fatti schiavi coloro che non erano ancora mai stati asserviti, mentre diede generosamente la libertà a tutti noi, che abitiamo al di qua dei confini di Eracle”.

Qui si dice chiaramente che questa misteriosa civiltà greca antidiluviana riuscì a fermare l’invasione Atlantidea.
Poi, probabilmente, contrattaccò respingendo l’esercito invasore fino in Atlantide, ma ecco che avviene il grande evento disastroso:

“Ma in seguito si verificarono immensi terremoti e cataclismi, al sopraggiungere di un sol giorno e di una sola notte terribili, in cui il vostro esercito fu inghiottito tutto quanto dalla terra, e anche l’isola di Atlantide s’inabissò nel mare e sparì: ecco perché, anche ora, quel mare risulta ormai inaccessibile e inesplorabile, essendoci l’ostacolo del fango dei bassifondi che l’isola depositò inabissandosi”.

Platone non parla di Atlantide solo nel Timeo, ma lo fa anche nel Crizia e, da tutte e due le opere possiamo evincere la data approssimativa di questi avvenimenti.
Nel Timeo, prima del brano che abbiamo riportato, il sacerdote di Sais dice a Solone:
“Dunque, dei tuoi cittadini vissuti è nove mila anni, ti dirò brevemente la più grande impresa che mai abbiano fatto”
Nel Crizia, Crizia stesso dice, più chiaramente:
“Sono passati 9000 anni da quando scoppiò la guerra tra i popoli che abitavano le due parti delle Colonne d’Ercole, sotto la guida delle città di Atene e Atlantide”.
Dato che Solone, come abbiamo detto, visse intorno al 600 avanti Cristo, i fatti narrati risalirebbero al 9.600 avanti Cristo, cioè a circa 11.600 anni fa.
Nel Crizia, c’è una descrizione di Atlantide, il cui primo Re sarebbe stato Poseidone, il dio del mare.
Alla morte del dio, il territorio sarebbe stato diviso in dieci regni, assegnati ai dieci figli di Poseidone ed ai loro discendenti.
Ognuno dei dieci Re governava la propria regione di competenza, ed erano legati gli uni agli altri dalle disposizioni previste da Poseidone e incise su una lastra di oricalco posta al centro dell’isola, attorno a cui si riunivano per prendere decisioni che riguardavano tutti.
La terra generava beni e prodotti in abbondanza, e sull’isola sorgevano porti, palazzi reali, templi e altre maestose opere. Al centro della città vi era il santuario di Poseidone, rivestito di argento al di fuori e di oro e all’interno, con al centro una enorme statua d’oro di Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati.

Il mito di Atlantide e del sua inabissamento è presente in molte altre antiche tradizioni. Riportiamo solo le più rilevanti:
Gli Aztechi in Messico si dichiaravano provenienti da una terra chiamata Aztlan (Codice Aubin). Nel Codice Boturini viene poi precisato che Aztlan era “un’isola in mezzo ad una distesa d’acqua”. Racconti analoghi troviamo tra i più antichi Toltechi.
Una leggenda diffusa tra i Celti sosteneva che una parte della Gran Bretagna si estendeva a sua volta oltre l’Oceano Atlantico. I Celti stessi che abitavano l’Irlanda ed il nord della Francia, sostenevano di venire da una terra sommersa nell’Oceano Atlantico, la mitica Avalon.
Molto impressionante infine è il racconto dei Maya inserito nel Popul Vuh nel quale si dice esplicitamente che, dopo il cataclisma, i sopravvissuti erano tornati ad uno stadio primitivo e vengono denominati “uomini scimmia”.
Un altro scritto Maya conservato al British Museum sembra descrivere lo stesso cataclisma: “Nell’anno 6 del Kan, il II muluc, nel mese di zac, si fecero dei terribili terremoti e continuarono senza interruzione sino al 13 chuen. La contrada delle colline di Argilla, il paese di Mu, fu sacrificato. Dopo essere stato scosso due volte, scomparve ad un tratto durante la notte. Il suolo era continuamente sollevato da forze vulcaniche, che lo facevano alzare ed abbassare in mille località. Infine cadette. Ciò avvenne 8.060 anni prima della composizione di questo libro”.
Con un rapido computo delle date, questi avvenimenti sembrano cadere più o meno nella stessa epoca in cui i sacerdoti egizi datavano l’inabissamento di Atlantide.