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Lucio Anneo SENECA

SENECA 2

BREVE CENNO RIGUARDO ALLA SUA VITA.

Il nome completo è Lucio Anneo Seneca, figlio di Seneca il Vecchio, retore e storico. 
Nato a Cordova, in Spagna, nel 4 a.C. circa, arriva a Roma per motivi di studioe qui segue le lezioni di filosofia  e retorica di Sozione e di Papirio Fabiano, da cui acquisisce insegnamenti di vita, di cultura, di spiritualità.

Data una certa fragilità fisica. per un periodo si sposta in Egitto allo scopo di trovare un clima adatto alla sua salute; quindi torna a Roma nell'ultimo periodo del regno di Tiberio e si inserisce nella vita culturale del tempo, anche grazie al sapiente uso che sa fare della parola. 

Qui vivrà gioie e dolori, godrà dell'esaltazione e patirà il pericolo: un suo discorso in senato provocherà addirittura l'ira di Caligola, che deciderà di metterlo a morte. 

Tuttavia sarà proprio la sua fragilità fisica a salvarlo: infatti un'amica suggerirà all'imperatore di lasciarlo vivere come povero malato senza macchiarsi di questa condanna, visto che, debole e mal messo, sarebbe morto presto per cause naturali.

Nel 41 d.C., dopo l'ascesa al trono di Claudio, subirà la relegazione in Corsica, vittima della moglie di quest'ultimo, Messalina, malata di gelosia nei confronti di Giiulia Livilla. In quanto amico della giovane. sarà Seneca a pagare il prezzo di una tale rivalità.

Nel corso degli otto anni di esilio, egli si concentra sulla meditazione e sulla valorizzazione non tanto dei luioghi, quanto dell'interiorità, scrivendo operette filosofiche in cui elabora un passaggio a forme di riflessione progressivamente più personali. 

Da questo momento in poi egli troverà sempre maggior conforto nello stoicismo e nei suoi precetti: fermezza, pazienza, sopportazione gli serviranno contro le ingiustizie , la sorte, gli uomini. 

Così verrà messo alla prova in veste di sapiente , che nella sofferenza sa riconoscere la sua vera dimora, quella interiore. Tuttavia, anche la sua coerenza sarà ficaacata dalla solitudine, che lo indurrà an scrivere una Consolatio ad Polybium. 

L'opera dedicata a Polibio, liberto di Claudio, con lo scopo dichiarato di consolarlo per la morte del fratello, lascia trasparire in realtà il desiderio di compiacere l'imperatore e ottenere il permesso per tornare a Roma.

Il risultato sperato non sarà raggiunto immediatamente ma, quando il momento giusto si presenterà, sarà ancora una volta una donna a provocarlo.

Il caso è singolare: al ritorno di Seneca dall'esilio, Claudio non è più sposato con Messalina ma con Agrippina, la quale affida proprio a lui l'educazione del suo rampollo e figlio di primo letto , Domizio Nerone, che ella vede ormai proiettato al trono.

Seneca cerca di attirarsi le simpatie del giovane anche attraverso una certa liberalità; intanto spera di continuare fino all'investitura ufficiale, con l'illusione di favorire un governo di spiriti sapienti di platonica memoria. 

Morto Claudio nnel 54 d.C., Seneca impedisce che Agrippina si impadronisca del potere e del resto anche Nerone , diciassettenne , ha poca voglia di cederlo alla madre. Nel corso dei cinque anni di guida e collaborazione con il prefetto del pretorio Afriano Burro e con l'imnperatore, Seneca diventa l'anima del governo, elaborato in teoria come una sorta di principato moderato di tipo augusteo, una monarchia paternalistica e illuminata.

Nel trattato De clementia, dedicato a Nerone, Seneca illustra questa ideologia politica: qui la suggestione del pensiero e il potere della propaganda risultano funzionali alla creazione di un progetto da rendere il più possibile pubblico e ben accetto.

Nel corso di questi anni il filosofo viene spesso accusato dai suoi avversari di essere responsabile di un eccessivo accumulo di beni e ricchezze: dov'è finito il rispetto della tanto predicata coerenza?

Seneca di difende nel De vita beata in cui dichiara che, mentre è alle prese con la correzione dei suoi difetti, non vuole essere avido ma sa spendere per fare anche del bene. 

Vive da cortigiano, è vero, ma è pronto a rinunciare a tutto non appena le circostanze lo richiederanno, perchè così si comporta il sapiente stoico. In realtà, nel suo ruolo di assistente al principato, Seneca perde davvero per strada qualche briciola di coerenza e, pur di arginare "l'esuberanza" di Nerone, passa sopra a delitti dinastici di non scarso rilievo, come l'avvelenamento del fratellastro Britannico e più tardi della madre Agrippina. 

Il filosofo giustifica il crimine politico finchè pensa di poter giovare allo stato; ma quando Nerone moltiplica i delitti, perseguita gli oppositori e spreca il denaro pubblico, Seneca comprende che è giunto il momento di abbandonare la corte: è il 62 d.C.

Si dedica di nuovo agli amati studi filosofici, ma lo stato di beatitudine intellettuale si interrompe presto: nel 5 d.C.viene scoperta la congiura di Pisone e lui, che non risulta coinvolto ma informato, viene obbligato dall'imperatore a suicidarsi. 

Famosa la descrizione della sua morte tramandata da Tacito, che accumuna il filosofo a Socrate per la calma e la lucidità con cui entrambi affrontano il destino. 
Dopo aver lasciato allentare le vene con un bagno caldo , Seneca si taglia stoicamente i polsi mentre parla con gli amici e lascia loro in eredità il suo bene più bello, l'immagine della sua vita. 

In medio star virtus, la virtù del sapiente sta in equilibrio costante che comprende anche il momento supremo della morte.

Di Seneca ci resta una serie di opere espresse in forma di dialogo e costruite su affermazioni interrotte da un interlocutore, spesso di convinzione opposta. 

All'interno dei testi si riflette sulla provvidenza , sulla coerenza del saggio, sull'ira, sulla felicità, sul tempo dedicato alla riflessione filosofica, sulla serenità dello spirito, sulla brevità della vita; si fa opera di conforto per Marcia, per Polibio, per la madre. 

Le Epistulae morales ad Lucilium, invece, sono una raccolta di 124 lettere racchiuse in venti libri , perchè sono infiniti gli argomenti che Seneca riprende dai dialoghi e che vuole sottoporre all'attenzione e alla sensibilità dell'amico ; inoltre, queste epistole sono il frutto di meditazioni filosofiche vissute profondamente da Seneca nel corso delle esperienze più difficili della sua vita. 

La raccolta, quasi un testamentomorale, lascia trapelare una spiritualità vicina a quella cristiana, tanto a spingere di creare una corrispondenza fittizia tra Seneca e San Paolo.

Per soddisfare pienamente il suo bisogno di introspezione, il filosofo si esprime anche attraverso nove tragedie, le uniche latine giunte integralmente.

Qui lo spirito dell'autore utilizza il teatro per illustrare al meglio le contraddizioni dell'animo umano, da sempre costretto a combattere contro il destino ma costantemente condannato ad accettarlo.

I titoli richiamano la tragedia classica , di cui sono fatalmente eco: Hercules furens, Medea, Phaedra...

Le più note sono quelle in cui viene studiato lo stato d'animo di due donne, Medea e Fedra, alla lice dell'antichità e della contemporaneità.

Infine per dare un tocco di relativa spensieratezza, citiamo l'Apokolokintosis, letteralmente l'"inzuccamento", un libello spregiudicato e diffamatorio nei confronti dell'imperatore Claudio, di cui viene descritto la trasformazione in zucca dopo la morte .

Il tono è quello giocoso ma impegnato della satira semicomica antica, un misto di prosa e versi , che con il pretesto della risata, dice cose vere. Del resto, era stato proprio Claudio a permettere l'ingiusta relegazione di Senca nella  - all'epoca - per nulla ospitale Corsica.